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Biblioteca "B. Bresciani"  
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alessandro bazzani
      
      
Nato a Cerea nella frazione di Aselogna nel 1807, di famiglia numerosa, fu avviato agli studi dal prozio Don Luigi Carazzoli parroco di Aselogna per quasi dieci lustri. Seguì gli studi ginnasiali nella fortezza di Legnago con amore e abnegazione "facendo a piedi ogni giorno il cammino di otto miglia". All'età di quindici anni, vestito l'abito clericale, entrò nel seminario di Verona; ebbe come docente anche Don Angelo Mazza, grande educatore di "un gran numero di giovanetti e giovanette di distinto impegno, ma spogli d'ogni mezzo di fortuna".
A diciassette anni, trasferitosi nel seminario di Padova, frequentò gli studi teologici presso l'Università, ove seguì lezioni di linguistica ebraica, siriaca caldaica ed araba, di esegesi del Vecchio e Nuovo Testamento, di Diritto Canonico, di Dogmatica, ecc. I risultati furono talmente brillanti che il Vescovo di Verona, mons. Grasser lo segnalò al Governo di Venezia perché chiedesse a Sua Maestà, l'Imperatore d'Austria, l'ammissione del giovane Bazzani all'Istituto Superiore di Cultura ecclesiastica Sant'Agostino di Vienna. Il decreto tardò, poiché a tale scuola erano ammessi solo sacerdoti, mentre il nostro non era ancora suddiacono.
Chiamato finalmente a Vienna, con una velocità sbalorditiva fu, in soli 15 giorni, ordinato Suddiacono, Diacono e infine Sacerdote, nella cattedrale di Santo Stefano.
In questa sua importante tappa, molti furono i colleghi, poi divenuti celebri, che lo assistettero, tra questi Tarnotzky che poi divenne principe arcivescovo di Salisburgo e primate di Germania. Egli rimase presso l'Istituto Sant'Agostino tre anni sostenendo gli esami presso l'Università di Vienna. Successivamente divenne responsabile della Chiesa Nazionale Italiana a Vienna. Concorse poi al posto di Regio Cappellano e professore di letteratura italiana con l'incarico di professore di lingua e letteratura italiana presso l'Istituto della Guardia Nobile Lombardo-Veneta. In questo periodo sembra fosse stato anche il confessore dell'imperatrice Sissi, moglie di Francesco Giuseppe.
Il letterato. La grande versatilità per le lingue moderne ed antiche, gli permise di accedere a testi e letture in lingua originale cogliendone sfumature e significati, sviluppando un metodo che andava ben oltre i confini di una visione spesso limitata e artefatta di chi si trova ad essere il "traduttor dei traduttor". Un approccio culturale il suo, moderno ed attuale che gli permise anche di superare pregiudizi radicati nella cultura italiana nei confronti della cultura tedesca, individuando come causa la scarsità di traduzioni di opere nella lingua tedesca.
Egli, pur comprendendo l'istintiva avversione degli italiani per la cultura di un popolo che così lungamente li aveva oppressi, sviluppa una serie di motivazioni tendenti a dimostrare la necessità di superare questo atteggiamento provinciale ed ottuso, che ostacola la conoscenza di una lingua tra le più ricche ed una cultura che in vari campi contribuì in modo preponderante all'accrescimento umano.
Oltre tedesco, studiò il francese, lo spagnolo, lo svedese e alcuni dialetti orientali che, utilizzando il metodo della comparazione, gli permise di approfondire argomenti relativi al Vecchio Testamento.
Dal tedesco tradusse opere di Federico Schiller quali "La congiura di Fiesco" e "Morte di Vallestein"; dallo svedese "Il Frithiof" di Tegner, poemetto in 24 canti.
Il politico. Nel 1850, sciolta la Guardia Nobile per motivi politici, il Bazzani venne esonerato dall'incarico e tornò a Padova vivendo in modo intenso il periodo storico italiano, nel quale si svolsero le tormentose lotte per l'indipendenza dal dominio austriaco, partecipando in prima persona alla vita politica e sociale del paese.
Il Bazzani, grazie alla personale esperienza e all'ambiente culturale in cui si era sviluppata la sua personalità, elaborò un pensiero politico che fece di lui un convinto e coerente patriota. 
Il pensiero del Bazzani va collocato nel solco di quel movimento cattolico-liberale del Risorgimento italiano che è al tempo stesso letterario e romantico, politico e morale; di quello spiritualismo risorgimentale permeato di pensiero romantico e idealistico, che ebbe le sue massime espressioni in Gioberti, Rosmini, Tommaseo, Manzoni, D'Azeglio e De Sanctis.
Alcuni postulati, presenti nel pensiero del Bazzani, quali l'anti-temporalismo, la libertà, la democrazia, l'unità e l'indipendenza nazionale caratterizzano e rappresentano una costante del pensiero politico e morale.
Il patriota. Come uomo e intellettuale fu coraggioso e non mancò di manifestare anche pubblicamente la sua avversione per il governo austriaco.
Significativi furono due episodi che misero in risalto l'animo aperto e leale del Bazzani, il quale, trovandosi al caffè Pozzi di Legnago, udì casualmente quattro ufficiali austriaci del Reggimento Hohenlohe che pronunciavano laidi insulti nei confronti del popolo italiano. La cosa lo ferì al punto che li affrontò e disse loro, in perfetto tedesco, che era indegno e vile parlare a quel modo davanti a gente che non poteva capirli.
Un'altra volta, a San Pietro di Legnago, durante una cena tra amici, declamò alcune poesie patriottiche, ma all'indomani la polizia di Verona, informata, emise nei suoi confronti mandato di cattura. Il caso volle che un estimatore, Pietro De Stefani, lo informò di quanto stava accadendo, permettendogli così di fuggire attraverso le valli, raggiungere Ostiglia e poi il granducato di Modena, dove rimase come esule per cinque anni vivendo modestamente del proprio lavoro.
Morì a Padova il 7 maggio 1889.
      

di Giampaolo Brasioli
tratto da "Cerea, la sua gente" a cura di Gianfranco Ziviani e Anna Chiara Ziviani

     
 
             
 
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