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bresciani |
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Bruno Felice Bresciani nacque a Cerea nel 1881 da Arturo Bresciani
e Antonietta Grigolli; la famiglia, stabilmente insediata a Cerea
da quasi duecento anni, apparteneva al gruppo dei più facoltosi
proprietari terrieri del Basso Veronese.
Bruno compì gli studi superiori dapprima all'Accademia Navale di
Livorno e in seguito all'Università di Padova dove si laureò in
Ingegneria Civile nel 1904, specializzandosi successivamente in
Ingegneria Elettrotecnica. |
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Il suo coinvolgimento nella vita pubblica del paese iniziò dai
tempi dell'università: dal 1902 fu infatti presidente della
Società Filarmonica, nel 1908 partecipò alla fondazione della
Fabbrica Perfosfati, nel 1910 diresse i lavori di restauro della
chiesa romanica di S. Zeno mentre nel 1912 venne eletto sindaco di
Cerea. Rimase in carica fino al 1913 e venne poi rieletto nel
periodo 1915-1919. |
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Partecipò come volontario al primo conflitto mondiale come
tenente di artiglieria, prendendo parte a diverse battaglie: per
questi motivi venne decorato con la Croce di Guerra, la Medaglia
dei Volontari e si congedò con il grado di maggiore. |
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Nel periodo successivo al primo conflitto mondiale ebbe parte
attiva negli eventi del fascismo veronese. Partecipò alle
manifestazioni del 27 ottobre 1922 in concomitanza della marcia su
Roma, dall'anno seguente entrò a far parte del direttorio
provinciale del Partito Nazionale Fascista e divenne nel 1924
deputato nella XXVII legislatura. Nel 1925 fu per cinque mesi
segretario federale del Partito Nazionale Fascista per Verona. |
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In concomitanza con l'attività parlamentare, si dedicò
costantemente ai problemi del territorio veronese fondando nel
1926 l'opera "Maternità e Infanzia", la colonia alpina
di Cerea e una serie di interventi per la tutela di orfani di
guerra, bambini abbandonati e donne gestanti.
Dal 1929 divenne inoltre presidente onorario della Cassa Rurale ed
Artigiana di Cerea, e dal 1932 presidente degli Istituti
Ospedalieri di Verona. |
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Durante il secondo conflitto mondiale rifiuta di aderire al
Partito Repubblicano Fascista, deluso dall'esperienza degli anni
precedenti e conscio dei terribili sviluppi della "guerra
civile" dopo l'8 settembre 1943: nonostante questo tardivo
ripensamento nel 1946 venne condannato per la sua attiva
partecipazione ai fasci veronesi e privato per un anno dei diritti
elettorali. |
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Trascorse gli anni del dopoguerra tra Cerea e la villa di
Concamarise dedicandosi agli amati studi storici, contribuendo con
volumi e saggi alla comprensione degli eventi e delle vicende del
territorio cereano e della "bassa" veronese. Fu tra
l'altro tra i fondatori del Rotary Club di Legnago. |
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Morì a Cerea il 7 ottobre 1977. |
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di
Andrea Ferrarese
tratto da "Cerea, la sua gente" a cura
di Gianfranco Ziviani e Anna Chiara Ziviani |
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