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(1892-1918) e camillo (1893-1918)
sommariva |
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Nati
da una delle più illustri famiglie cereane, da
secoli presente nel territorio cereano con beni
e possedimenti di notevole entità, Luigi e
Camillo Sommariva trascorsero buona parte della
loro infanzia e adolescenza lontani dal paese
d'origine, seguendo i molti spostamenti del
padre, Alighiero, ufficiale dell'esercito.
Luigi nacque infatti a Forlì mentre Camillo a
Pesaro; frequentarono entrambi gli studi
superiori a Brescia per poi trasferirsi al
Politecnico di Torino alla facoltà di
Ingegneria.
Allo scoppio del primo conflitto mondiale si
arruolarono volontari e dopo il corso per
allievi ufficiali all'Accademia Militare di
Modena, seguirono strade differenti. |
Il
più giovane, Camillo, dopo un breve
periodo trascorso in trincea, ottenne di essere
trasferito alla scuola piloti di Cascina Costa
dove ottenne il brevetto di pilota, entrando così
a far parte della 72a squadriglia di Castenedolo.
Per il valore e l'ardimento delle sue azioni fu
proposto più volte per la medaglia d'argento
che gli fu in seguito concessa alla memoria.
Morì il 18 giugno 1918 durante un combattimento
aereo sul basso Piave, dopo essere riuscito a
portare in salvo, nonostante le ferite, l'aereo
che pilotava. |
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Il
fratello maggiore, Luigi, fu invece
stanziato quale ufficiale dirigibilista
all'aeroscalo di Ciampino dove partecipò alla
progettazione e alla realizzazione del primo
dirigibile della Marina italiana (il celebre
A1): nella notte tra il 16 e il 17 agosto 1918
durante una delle prime missioni, il dirigibile
fu probabilmente colpito dalla contraerea nemica
nelle vicinanze del porto di Cattaro,
disintegrandosi nell'esplosione. |
Luigi
e Camillo Sommariva vennero decorati con la
medaglia d'argento al valore, mentre il
Politecnico di Torino ne riconobbe le doti e le
straordinarie capacità conferendo ad entrambi
la laurea in Ingegneria honoris causa.
Le motivazioni dell'onorificenza militare furono
le seguenti: "con alto entusiasmo e spirito
aggressivo partecipava (Luigi), quale ufficiale
di bordo di aeronave di alta quota e di nuovo
impiego, al bombardamento della piazzaforte di
Cattaro, dando prova di serenità durante il
tiro nemico e dimostrando competenza tecnica e
coraggiosa iniziativa compiendo un volo in
ardita e pericolosa manovra nel riparare
un'avaria ai comandi di quota dell'aeronave. In
una successiva spedizione offensiva a breve
distanza perdeva la vita nell'adempimento del
suo dovere".
Mentre per Camillo: "arditissimo pilota da
caccia compiva numerosi voli di guerra
sostenendo brillanti combattimenti e riuscendo
ad abbattere il 13 maggio 1918 un volo nemico.
Il 17 giugno seguente, partito sotto un
nubifragio per un'azione di mitragliamento,
mirabile esempio di coraggio e di alto
sentimento del dovere, permaneva sulla zona
volando a bassa quota fino a quando, avuto più
volte colpito l'apparecchio e rimasto egli
gravemente ferito, potè con supremo sforzo
raggiungere le nostre linee, ove poco dopo
lasciava la vita". |
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di
Andrea Ferrarese
tratto da "Cerea, la sua gente" a cura
di Gianfranco Ziviani e Anna Chiara Ziviani |
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