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| isidoro
orlandi, il "ciabattino
dell'Adige" |
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| Nato
il 4 aprile 1781 da una famiglia poverissima di
Aselogna e quindi nell'impossibilità di
intraprendere anche i più elementari studi,
iniziò fin da giovanissimo una preparazione da
autodidatta, aiutato e seguito dal parroco del
paese. |
| Il
desiderio costante per l'apprendimento e la
conoscenza lo portarono a confrontarsi con i
classici della letteratura, Omero, Platone,
Dante e, nello stesso tempo, le capacità
faticosamente acquisite gli permisero di entrare
in contatto con gli ambienti letterati
dell'epoca (intrattenendo rapporti epistolari
con Ippolito Pindemonte e Jacopo Vittorelli). |
| La
sua vita trascorse comunque sempre all'insegna
della povertà che lo costrinse - anche per
sfortunate vicende personali - a cambiare
continuamente lavoro: in una sua poesia ricorda
così queste vicende "ciabattino, corrier,
sarto, libraio, facchino, e pescator: poscia
vetture". |
| Dopo
aver trascoro i primi decenni della sua vita ad
Aselogna si trasferì d Angiari dove visse per
alcuni anni, prima di far ritorno nella natia
Cerea, dove visse gli ultimi anni della sua
esistenza in condizioni economiche migliori. Morì
nel 1853. |
| La
sua produzione poetica si conserva manoscritta
tra i fondi della biblioteca civica di Verona:
l'Orlandi pubblicò infatti - grazie al sostegno
di moltissimi sottoscrittori borghesi di Cerea e
dei comuni limitrofi - una sola raccolta di
poesie, stampata a Mantova nel 1825 (il
"Saggio poetico del ciabattino
dell'Adige"). |
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di
Andrea Ferrarese
tratto da "Cerea, la sua gente" a cura
di Gianfranco Ziviani e Anna Chiara Ziviani |
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