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| L'istituzione,
negli anni Sessanta, di un premio di letteratura
per ragazzi rappresenta un dovuto omaggio della
comunità cittadina ad Olga Visentini (Nogara
1893 - Padova 1961), la prolifica autrice di
libri per ragazzi che, anche dopo il
trasferimento a Milano nel '31, rimase
profondamente legata a Cerea, dove ella tornava
ogni qualvolta gli impegni di lavoro glielo
permettevano. Rispondeva in questo modo, oltre
che al desiderio di ricongiungersi ai suoi cari,
al bisogno di risentire quella "carezza
delle vecchie cose" a cui l'avevano resa
sensibile i racconti dei genitori e che la
provincia - teatro, in più epoche successive,
di vicende affascinanti e cariche di suggestione
pur nella loro drammaticità - le sapeva
porgere. |
| Il
"sentimento della storia", del resto,
cioè la capacità di avvertire come vivi gli
eventi trascorsi e di sottrarli alla polvere del
tempo, fu sempre uno dei motivi ispiratori delle
sue opere (primo fra tutte il romanzo storico
"I martiri di Belfiore", che le valse
il Premio Trieste nel 1953) e ad esso la
Visentini cercò di orientare la curiosità dei
giovani lettori, in modo che imparassero a
percepire, come lei, "l'anima" dei
luoghi in cui si trovavano a vivere e a cogliere
l'eredità spirituale di quanti li avevano
preceduti. |
| La
profondità e serietà dell'intento educativo ed
il "garbo" della narrazione sono stati
per molto tempo le doti che la critica ha
rilevato con maggior insistenza in Olga
Visentini, ma è indubbio che anche altri pregi
hanno contribuito ad assicurarle il successo per
più decenni. |
| Autrice
versatile e capace, abile nel coniugare le
sollecitazioni dell'industria editoriale e la
propria vena creativa, ella mise mano,
soprattutto negli anni '40-'50, ad una copiosa
produzione di romanzi, molti dei quali "per
giovinette", apprezzabili per la coerente
costruzione degli intrecci, l'attenta
caratterizzazione dei personaggi ed il
suggestivo disegno delle atmosfere e degli
sfondi. |
Se
nelle opere di più complessa architettura
l'autrice si mostra rigorosa nel cercare una
sintesi ottimale tra verosimiglianza delle
vicende narrate, intento pedagogico ed estro
inventivo, nei testi riservati al pubblico più
giovane appare aperta a cogliere e sperimentare
i fermenti innovativi interni al genere, tanto
che rinveniamo, nei suoi racconti e leggende,
nelle fiabe, commediole e poesie, trovate
narrative di per sè riconosciute come efficaci
dallo stesso Rodari.
L'attenzione di critici di spessore quali Enzo
Petrini e Giulio Nascimbeni e, in tempi più
recenti, di studiosi del settore letterario
quali Antonio Faeti o Antonia Arslan, testimonia
l'interesse per una "professionista della
penna" che, come altre a lei poco anteriori
o contemporanee, "per finezza e
intelligenza, di scrittura e di risultati",
merita di essere ricordata, "come parte
costruttiva del tessuto e del senso complessivo
di una grande civiltà delle lettere". |
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di
Lara Segantini
tratto da "Cerea, la sua gente" a cura
di Gianfranco Ziviani e Anna Chiara Ziviani |
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